Pro Loco Termini Imerese

La battaglia di Imera

 

La narrazione della battaglia di Imera (480 a.C.) nell'esposizione di Diodoro Siculo, che costituisce un vivo resoconto dei fatti e allo stesso tempo il più lungo riferimento storico ad Imera.
(Amilcare) ... salpò da Cartagine con un esercito di terra non inferiore a trecentomila uomini, e più di duecento navi da guerra, ed inoltre molte navi da carico che trasportavano le vettovaglie, più di tremila.
Nell'attraversare il mare libico. fu colpito da una tempesta e perse le nari che trasportavano i cavalli e i carri.
Quando approdò in Sicilia, nel porto di Panormo, disse di aver finito di combattere la guerra, perché temeva che il mare escludesse i Siciliani dai combattimenti. Per tre giorni fece riprendere i Soldati e riparò i danni del naufragio avvenuto durante la tempesta: poi si spinse con l'esercito contro Imera (e la flotta navigando lo fiancheggiava).
Quando giunse nei pressi della città che abbiamo prima citato, vi pose due accampamenti, uno per l'esercito di terra ed uno per la forza navale. Tirò a secco tutte le navi da guerra e le circondò con un profondo fossato e con una palizzata di legno, fortificò l'accampamento dell'esercito di terra che aveva sistemato proprio di fronte alla città, e aveva prolungato dalla trincea navale fino alle colline sovrastanti.
Occupata tutta la parte verso occidente, tolse tutte le vettovaglie dalle navi da carico, e mandò via rapidamente tutte le imbarcazioni, con l'ordine di portare grano e il resto delle vettovaglie dalla Libia e dalla Sardegna. Presi poi con sé i soldati migliori, egli avanzò contro la città, volse in fuga gli Imeresi che uscivano contro di lui, ne uccise molti e spaventò quelli che erano in città. Perciò Terone, signore degli Agrigentini, che pure aveva un'armata eccellente e stava a guardia di Imera, si spaventò e mandò subito inviati a Siracusa, a chiedere che Gelone corresse in aiuto al più presto.
Gelone, che aveva preparato anche lui la sua armata, quando venne informato dello scoraggiamento degli Imeresi, partì in fretta da Siracusa, con non meno di cinquantamila soldati di fanteria e più di cinquemila cavalieri. Il viaggio lo compì rapidamente, si avvicinò alla città degli Imeresi e fece rincuorare quelli che prima dinanzi alle forze dei Cartaginesi si erano spaventati. Mise il campo, un campo adatto ai luoghi intorno alla città, lo fortificò con un profondo fossato e circondandolo con uno steccato; inviò poi tutti i cavalieri contro quei nemici che vagavano per la regione ed erano occupati a fare bottino, ed essi, apparendo inaspettatamente a uomini dispersi senza ordine nella regione, ne presero prigionieri tanti quanti ciascuno poteva condurre con sé.
Quando nella città vennero portati più di diecimila prigionieri, Gelone ottenne grande consenso, e i cittadini di Imera si misero a disprezzare i nemici. Agendo in modo conseguente, Gelone tutte le porte che prima Terone e i suoi per paura avevano chiuso, le fece aprire, al contrario, per disprezzo dei nemici, e altre ne fece preparare in aggiunta, attraverso le quali era possibile ricevere aiuto in caso di necessità incalzanti.
Gelone, con la sua superiorità nell'arte del comando e in intelligenza, cercò subito in che modo potesse vincere i barbari con stratagemmi e senza pericolo per i suoi, e distruggerne completamente l'armata. Per la realizzazione del suo progetto gli venne grandemente in aiuto anche il caso, perché si verificò questa situazione. Egli aveva deciso di incendiare le navi dei nemici, e mentre Amilcare era impegnato ne1 campo navale e si preparava ad offrire un sacrificio in grande stile a Poseidone, giunsero dall'interno dei cavalieri, che conducevano a Gelone un corriere che portava una lettera da parte degli abitanti di Selinunte, nella quale era scritto che avrebbero mandato i cavalieri per quel giorno per il quale Amilcare aveva scritto loro di inviarli. Il giorno era quello nel quale Amilcare pensava di compiere il sacrificio, e in quel giorno Gelone inviò propri cavalieri: essi avevano avuto l'ordine di percorrere intorno i luoghi vicini e di marciare perso il campo navale col far del giorno, come se fossero alleati da parte dei Selinuntini, e, una volta all'interno del muro di legno, di uccidere Amilcare e incendiare le navi. Inviò anche delle vedette sulle colline sovrastanti, cui ordinò, quando avessero visto i cavalieri all'interno del muro di legno, di innalzare il segnale convenuto. Egli stesso col far del giorno, schierato il suo esercito, aspettava la segnalazione che sarebbe venuta dalle vedette.

I cavalieri, al sorgere del sole, cavalcarono presso il campo navale dei Cartaginesi, e vennero accolti dai soldati di guardia come alleati. Subito corsero da Amilcare, che era impegnato nel sacrificio, lo uccisero e incendiarono le navi. Poi, quando le vedette innalzarono il segnale, Gelone avanzò con tutto l'esercito schierato contro il campo dei Cartaginesi. I comandanti dei Fenici che si trovavano nell'accampamento, per prima cosa fecero uscire l'esercito, andarono incontro ai Sicelioti, attaccarono battaglia e combatterono vigorosamente. Allo stesso tempo, in tutti e due gli accampamenti diedero il segnale di guerra con le trombe, e un urlo si levò alternativamente dagli eserciti, perché ambedue i contendenti avevano l'ambizione di superare con la forza del grido gli avversari schierati contro.
Grande fu la strage, e la battaglia oscillava di qua e di là, quando all'improvviso l'incendio delle navi divampò in alto, e alcuni diedero la notizia della morte del comandante. I Greci allora presero coraggio, e con lo spirito sollevato dalle speranze della Vittoria, attaccarono con più ardire i barbari, mentre i Cartaginesi, spaventati e disperando della vittoria, si volsero in fuga. Poiché Gelone aveva dato l'ordine di non prendere nessuno prigioniero, fu grande la strage dei fuggitivi, e alla fine ne furono uccisi non meno di centocinquantamila. I superstiti, fuggiti verso un luogo munito, all'inizio si difendevano dai nemici che li incalzavano, ma poiché avevano occupato un luogo privo di acqua, oppressi dalla sete, furono costretti a consegnarsi ai vincitori. Gelone, che aveva vinto in una splendida battaglia, e l'aveva combattuta con successo soprattutto grazie alla propria abilità strategica, conquistò fama altisonante, non solo presso i Sicelioti ma anche presso tutti gli altri: non si ricorda che nessuno dei generali prima di lui si sia servito di un tale stratagemma, né che abbia ucciso più barbari in un solo combattimento, o ridotto in suo potere una tale quantità di prigionieri.
Perciò molti storici paragonano questa battagliai a quella che i Greci combatterono a Platea, e lo stratagemma di Gelone ai disegni di Temistocle, e per lo straordinario valore di entrambi assegnarono il primo premio alcuni a questi, altri a quegli altri. Gli uni in Grecia e gli altri in Sicilia erano spaventati prima della battaglia per la quantità delle forze dei barbari; gli uni vincendo prima in Sicilia fecero sì che quelli che erano in Grecia si incoraggiassero quando vennero a sapere della vittoria di Gelone; e dopo che Temistocle e Gelone ebbero avuto presso entrambi il comando generale, nel caso dei Persiani il re scampò e con lui molte decine di migliaia e invece, nel caso dei Cartaginesi, non solo morì il generale, ma si fece strage anche di coloro che avevano preso parte alla guerra, e secondo quanto si racconta non si salvò neanche un messaggero per andare a Cartagine.
(traduzione di Isabella Labriola, Sellerio Editore 1988).

Luoghi di interesse

Ubicazione: C.da Buonfornello

REGIONE SICILIANA – Assessorato Regionale Beni Culturali Ambientali e Pubblica Istruzione - PARCO ARCHEOLOGICO DI IMERA E ANTIQUARIUM: Tel. 091 8140128. ORARI DI INGRESSO :  Antiquarium: da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 17,30 Area archeologica: da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 16,30 ; Domenica e festivi 9,00-14,00. La biglietteria chiude 30 minuti prima. Biglietto singolo intero :  2,00 € Biglietto singolo ridotto:  1,00 € Note: Biglietto per l'ingresso residenti nella provincia: 1,00 € Link: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/database/page_musei/pagina_musei.asp?id=50&idsito=65  

Ubicazione: Via Roma Scalinata monumentale realizzata alla fine del XIX secolo. Su di essa prospettano alcuni edifici storici tra cui la torre medievale ed il Collegio dei Gesuiti, già adibito a Tribunale.

Ubicazione: Via Garibaldi, 24 Tel:+39 091 8128 102 - Fax: +39 091 8128 101 biblioteca@comune.termini-imerese.pa.it Dal Lunedì al Venerdì dalle 9,15 alle 13,30 Lunedì e Mercoledì dalle 15,00 alle 17,45.

Ubicazione: Via Marco Tullio Cicerone Museo Civico “Baldassare Romano” - Via Marco Tullio Cicerone Orari: da Martedì a Sabato 9.00-13.00 16.00-18.30. domenica 8.00-12.30. Lunedì chiuso. Per informazioni e prenotazioni visite tel. 0918128550 - fax 0918128552. Il Museo civico “B. Romano” fu istituito nel 1873, occupa i locali dell’ex Ospedale della SS. Trinità (Fatebenefratelli), un palazzetto tardo medievale, con

Ubicazione: viale E. Iannelli Giardino pubblico nella parte alta della città. Ospita alcuni edifici di epoca romana (I sec. d. C.). Nella zona a nord sono visibili alcune vestigia della quattrocentesca chiesa di San Giovanni Battista ed il campanile della stessa chiesa, recentemente restaurato.

Ubicazione: Serpentina Paolo Balsamo

Grotta del paleolitico superiore, scoperta alla fine del XIX secolo. Sono stati rinvenuti  utensili da lavoro di forme e dimensioni varie, ceramiche grezze e dipinte con disegni geometrici, che si possono ammirare al Museo Civico “B. Romano” ed al Museo Archeologico di Palermo.

Ubicazione: Piazza delle Terme, 2 tel.: 091 8113557

Il primo fu costruito agli inizi del XVII secolo su resti di una struttura termale romana a pianta circolare e riadattato nel 1818. Il secondo fu edificato nel XIX secolo su progetto dell’Architetto Giuseppe Damiani Almejda, di chiaro gusto neoclassico

Ubicazione: C.da Brucato

È posta sul versante orientale del monte San Calogero, in località Cortevecchia, e comprende i resti di un villaggio medievale e di una chiesa dedicata a Sant’Elia. Inoltre, vi sono resti di mura ciclopiche (c.d. Mura Pregne) che testimoniano l’esistenza di insediamenti risalenti al VII-VI secolo a.C.

Ubicazione: C.da Brucato. Alle falde del monte San Calogero, in località Brucato, è possibile ammirare alcune significative testimonianze di strutture megalitiche (un dolmen e mura megalitiche) di datazione tuttavia incerta.
Ubicazione: Via Roma Torre medievale che faceva parte dell’antica cinta muraria della città. Era collegata anche alla torre dei Saccàri.

Ubicazione: collega piazza San Carlo con via G. Mulé e via del Santuario della Consolazione

Ubicazione: collega Piazza Gancia con via Stesicoro  

Ubicazione: collega Piazza Duomo con Piazza Liborio Arrigo.

Ubicazione: Buonfornello - Palermo Sulla sponda destra del fiume Imera, in posizione epicentrica nella valle fluviale che dal mare si estende verso i rilievi delle Madonne si erge, integra nelle sue strutture e perfettamente conservata nelle sue cinquecentesche forme originarie, la Torre di Garbonogara, il cui corpo massiccio, di forma rettangolare e muratura in pietrame a vista, domina un’ampia corte quadrata chiusa da tutti i lati (baglio).

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