Pro Loco Termini Imerese

BEATO AGOSTINO NOVELLO

Patrono della Città di Termini Imerese
Ricorrenza il 19 maggio

Il  beato Agostino novello nasce da una famiglia nobile e benestante verso l’anno 1240 e al fonte battesimale gli viene posto il nome: Matteo. Compiuti gli studi primari nella propria terra nativa, i genitori lo inviano a Bologna, dove si iscrive alla celebre università e dove brilla per il suo ingegno e la sua intelligenza nello studio del diritto, tanto da diventare un rinomato giurista.
Ebbe come compagno di studi il figlio naturale di Federico II, Manfredi, prediletto dal padre che vedeva in lui lo spirito battagliero degli Svevi. Manfredi, incoronato re di Sicilia a soli 22 anni, nella cattedrale di Palermo il 10 agosto 1258, fa tornare Palermo ad essere la capitale del più bel regno d’Europa. Il nuovo sovrano prosegue lo stile governativo paterno, sia sotto il profilo politico, amico dei ghibellini, sia sotto il profilo culturale e legislativo, che, per la sua intelligenza, sapienza e cultura, lo induce a preparare ai sudditi un periodo di illuminata serenità. Chiama a sé tutti gli spiriti più illuminati e colti del suo tempo, tra cui il suo compagno di studi Matteo, esperto in diritto, che vuole stabilmente alla sua corte. L’anonimo biografo del nostro beato annota che, durante il suo prestigioso servizio alla corte dello svevo Manfredi, mai egli partecipò ad un processo, né ad un’assemblea, dove si discuteva di pena capitale.
Matteo legò la sua vita e la sua fedeltà al giovane monarca, fin sul campo della battaglia di Benevento, il 26 febbraio 1266, dove l’esercito di Carlo d’Angiò sbaragliò quello di Manfredi e lo stesso re svevo perse la vita. Matteo cadde gravemente ferito e, creduto morto, fu abbandonato sul campo tra i cadaveri. Nei terribili giorni che seguirono, sperimentò l’amara delusione del crollo degli ideali per i quali aveva combattuto e questo gli diede modo di riflettere sulla vacuità dei valori esaltati, tanto che decide di cambiare vita.
Cristo irrompe inaspettato nella vita di Matteo e l’incontro con Lui a Benevento rimarrà il centro unificatore di tutta la sua azione successiva ed è a questa esperienza che egli riconduce l’intera sua spiritualità. Certo in lui vi è una personalità autenticamente religiosa, onesta, non incline alle mezze misure e alle soluzioni di comodo, appartenendo a quelle persone che devono l’orientamento decisivo della loro esistenza ad una esperienza di rottura violenta e trasformante.  
Entrò nell’ordine degli Agostiniani e, indossato l’abito nel convento di S. Agostino in Palermo nel 1268, cambiò il nome con quello del fondatore. Dopo non molto tempo, lasciata Palermo, chiese di passare nella provincia agostiniana di Siena e, nascosto il suo passato, visse come fratello laico nel romitorio di Santa Barbara. Qui, creduto analfabeta, si occupò dei lavori e dei servizi più umili. Dopo qualche tempo, fu trasferito nell’eremo di Rosia, dove tutti apprezzavano e amavano questo umile frate, tutto dedito al lavoro e alla contemplazione.
Un giorno, la pace della comunità religiosa fu turbata dalla notificazione di una causa intentata contro il convento: la comunità rischiava di perdere la proprietà del terreno stesso su cui era costruito l’eremo. Agostino, rendendosi conto che i confratelli erano incapaci di gestire la causa, si rivolse allora al superiore, perché gli permettesse di scrivere una memoria difensiva. Il Priore, inizialmente meravigliato, gli diede il permesso per scrivere e grande fu il suo stupore nel vedere in poco tempo la pergamena piena di una scrittura bella e lineare come nelle vecchie carte dell’archivio. Quando il giudice, Messer Giacomo de’ Pagliaresi, lesse la memoria difensiva, capì che era opera di qualcuno che aveva studiato, come lui, a Bologna. Andò subito a Rosia e scoprì che l’autore era l’antico suo amico di università. Il convento vinse la causa, ma frate Agostino perse la pace, nonostante supplicasse l’amico di non divulgare la sua scoperta.

La notizia giunse presto alle orecchie del Priore Generale Clemente da Osimo, che, conosciuto il suo talento e le sue virtù, lo trasferì a Roma, dove fu ordinato sacerdote e, poiché stava in quel tempo redigendo le Costituzioni dell’Ordine, richiese la sua collaborazione. Poco dopo fu nominato da Nicolò IV Penitenziere Apostolico e suo confessore, ministero che svolse anche sotto i pontificati di Celestino V e Bonifacio VIII. Nel 1298 i delegati di tutto l’Ordine, riuniti a Milano, lo elessero Priore Generale, benché assente. A nulla valse la sua richiesta di modificare tale decisione, perché il papa Bonifacio VIII lo indusse ad accettare. Tuttavia, riuscì ad anticipare di un anno il capitolo generale, che si sarebbe dovuto svolgere nel 1301, e a Napoli, nel 1300, presentò le dimissioni. Si ritirò nell’eremo di san Leonardo al Lago presso Lecceto (Siena), tutto dedito alla preghiera e alle opere di carità. Una delle sue ultime fatiche giuridiche fu la redazione del primo statuto dello “Spedale” di Santa Maria della Scala situato di fronte alla cattedrale di Siena.
La morte lo colse il 19 maggio 1309, lunedì di Pentecoste, e il suo corpo fu traslato nella chiesa di S. Agostino di Siena, a seguito di numerosi miracoli operati per sua intercessione. Simone Martini, qualche anno dopo, nel 1328, lo dipinse su una bellissima tavola, circondato da immagini dei suoi miracoli e rappresentato con un angelo “sussurrante” dietro un orecchio, simbolo della divina ispirazione.
Da sempre il popolo termitano lo venera e lo ammira come patrono e concittadino. Tale devozione si rafforza in occasione dell’arrivo in città nel 1620 della venerata reliquia del braccio e nel 1977 dell’intero corpo che ora è esposto alla pubblica venerazione nella cappella a lui dedicata nel duomo di Termini Imerese (chiesa di San Nicola di Bari), dove arde perpetua una lampada ad olio, segno di devozione ed ammirazione.
I solenni festeggiamenti in onore del Patrono hanno luogo il 19 maggio di ogni anno. Nel Duomo viene celebrata la S. Messa e, a seguire, lungo le vie principali della città, si snoda la Processione, cui partecipano le confraternite cittadine, il clero, le comunità parrocchiali e le autorità civili e militari.
Nel 2007 sono stati festeggiati i trent’anni dalla traslazione del corpo del Beato, da Siena a Termini Imerese.
Nel 2009 è stato solennemente festeggiato il 7° centenario dalla morte.

 

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