Pro Loco Termini Imerese

Termini Imerese

Posta in teatro, in posizione pittoresca alle pendici del Monte San Calogero, Termini Imerese è una delle più interessanti cittadine della Costa dei Tre Golfi,  ricca di storia, d’arte, nonché importante stazione termale.
Importante località commerciale ed industriale, è anche centro di turismo e soggiorno frequentato per gli insigni monumenti che conserva, per il magnifico belvedere aperto su sei vedute tutte diverse e per il clima costantemente mite.

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Duomo e Museo d'Arte Sacra

Il museo d’Arte Sacra presso la Maggior Chiesa, aperto nel 2010, custodisce numerosi argenti,  paramenti ed oggetti liturgici....leggi tutto

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Museo Civico

Il Museo civico “B. Romano” fu istituito nel 1873, occupa i locali dell’ex Ospedale della SS. Trinità, un palazzetto tardo medievale... leggi tutto

Il Carnevale di Termini Imerese

Il Carnevale Termitano:

il più antico carnevale di Sicilia

Sfilate di carri allegorici in cartapesta.

Domenica di carnevale e Martedì Grasso. Maschere tipiche “U Nannu ca' Nanna”.

www.carnevaletermitano.it

CARNEVALE TERMITANO 2017 DAL 19 al 28 FEBBRAIO 2017

Sede storica del Comune


Ubicazione: Piazza Duomo
Comune di Termini Imerese – piazza Duomo
Orari: da Lunedì a Sabato 8.00-13.00 – Lunedì e Mercoledì 15.00-18.00.
Per informazioni e prenotazioni visite tel. 0918128401
Edificato agli inizi del XVII secolo, il palazzo ospita al suo interno la “Cammara picta”,  l’antica sala delle adunanze affrescata dal pittore ed architetto termitano Vincenzo La Barbera con episodi della storia antica della città.
Oggi è sede di rappresentanza dell'Amministrazione Comunale e di alcuni uffici comunali.

 
La Cammara Picta del Magistrato

Le pitture della Sala del Magistrato, realizzate dal La Barbera nel 1610, rappresentano l'unico esempio in Sicilia di ciclo pittorico unitario, interamente a soggetto profano, dovuto ad una committenza laica. Una delle poche testimonianze superstiti di quella cultura emblematica che, basata sulla perfetta rispondenza tra pittura e verso, doveva trovare l'espressione più significativa nei circoli letterari termitani di fine Cinquecento.
Ad olio su tela quelle inserite nei lacunari lignei del soffitto a cassettoni, a fresco le altre del largo fregio che corre lungo le pareti della sala rettangolare, le pitture sono firmate e datate sul cartiglio centrale ai piedi del Crocifisso: “Vincentius Barbera In. P. Ter. 1610”.
“Storie d'impresi” lungo il fregio, motti ed emblemi nei lacunari del soffitto fanno della Cammara Picta l'unico esempio oggi superstite e completamente integro di questa straordinaria temperie culturale, la cui particolare fortuna della Città Splendidissima è ancora oggi attestata da motivi moraleggianti quali: Nil Ante Solis Occasum oppure Ut Commodius, incisi sull'architrave seicentesca dei portali principali di un palazzo già appartenuto al patriziato urbano.
Nessuna fonte ci soccorre circa la mente ideatrice dell'intero ciclo, ma indubbiamente il La Barbera nella inventio e nell'esecuzione seppe mostrare tutta la sua versatilità, che oltre a palesare vivi interessi per la cultura umanistica, dovuti forse alla sua assidua frequentazione di circoli intellettuali, crea indubbiamente quell'immagine non solo di pittore di tutto rispetto ma di uomo di cultura in senso lato.
Le pitture su tela infisse nel tavolato dei cassettoni intendono svolgere un programma di esaltazione della monarchia spagnola e della pace contro le insidie della guerra. Otto tele, disposte intorno al lacunare centrale di forma ottagonale, dove campeggia l'aquila regale coronata, recante l'arma di Filippo III di Spagna arricchita dal magnifico collare dell'Ordine del Toson d'oro. Ed indubbio riferimento alla monarchia spagnola hanno i quattro emblemi centrali, nei quali – declamata da cartigli con motti, ora poggiata su una colonna (TUTA QUIES), ora posata su un albero (UT FIRMIOR UT FOECUNDIOR), ora sovrastante un leone che azzanna un cavallo (UNI SOLI), o librata in aria sorvolante un vulcano sormontato in alto da una Croce (SEPTEM SUBIECTA TRIONI; tmesi=SEPTENTRIONI), colta quindi non a caso nei primi due riquadri in atteggiamento di riposo, negli altri due in volo – protagonista assoluta è l'aquila.
I quattro riquadri angolari, più complessi e raffinati nella decorazione delle targhe, pare vogliano dare ammaestramenti più generali nella tematica sottesa tra i frutti benefici della pace e le calamità della guerra, riferibili ora alla stessa monarchia, all'umanità intera, alla stessa Civitas Thermarum; non a caso all'emblema PACIS OPUS, reso figurativamente nell'elefante con un ramo d'ulivo, è simmetricamente contrapposta la figura alata con la tromba ed il motto AERE CIERE VIRI (chiamare gli uomini a battaglia); così come quello accanto con il leone solitario, simbolo della forza, ed il motto CLAMORE TERRITAT HSTEM, trova il suo contrario nella figura del grande Stesicoro himerese, ben resa nel suo intrinseco significato dall'iconografia seicentesca del “senem incurvum, cum librum manibus”.
L'esplicito richiamo a Stesicoro, alla cui vita sono dedicate tre historie del fregio sottostante, porta conseguentemente ad altre considerazioni: la forma ottagonale del riquadro centrale dello stemma di Filippo III di Spagna e gli altri lacunari in numero di otto sono da configurare come segni del tutto casuali?
Il riferimento alla Monarchia spagnola nella sala della riunione del Magistrato voleva essere un atto di devozione della Città Splendidissima verso la casa regnante, una ulteriore conferma della fidelitas verso il potere centrale e quello periferico rappresentato dal viceré e dai dignitari, con il quale venivano intrattenuti strettissimi rapporti mercantili e di affari; non si dimentichino i privilegi concessi in quegli anni al Magistrato termitano prima (1603) dal Viceré Don Lorenzo Xuarez de Figueroua e Corduba Duca di Feria e qualche anno dopo (1611) da Don Pietro Giron Duca d'Ossuna, che mostrò particolari interessi volti al potenziamento del caricatore.
Nel fregio, all'interno di finte cornici mistilinee, esplicate ora da brani ora da distici disposti all'interno di elaborate targhe dipinte, intervallate da altrettanto finte nicchie con le figure a monocromo degli uomini illustri himeresi e termitani, alcuni episodi più salienti della vita del grande Stesicoro, unitamente ai grandi fatti di Himera (fine e ri-nascita) si avvicendano a storia di Thermae (Termini romana) – dove sublime emerge la figura si Stenio – suggello della comunità spirituale, storica , culturale delle sue città: Termini splendidissima, diretta discendente di Himera che, come ricorda un brano stesso di Cicerone, accoglie i profughi della città distrutta (HIMERA DELETA, QUOS CIVES BELLI CALAMITAS RELIQUOS / FECERAT. II SE SE THERMINIS COLOCARANT / EX M.T. ACT. 3 LIB. 2 INC. VER.) e per magnanimità di Publio Scipione Africano – ormai colonia romana – riceve quei “signa” portate via dai Cartaginesi durante la distruzione della città (P. SCIP. BEL. PUN. III, CARTHAG. CEPIT, QUA INVICTA ET PAULO /HIMERA SUBLATA, THERMIT. SUNT REDDITA / EX EOD. CC. ACT. V. LIB. 4).
“Signa” e “Monumenta” che poi unitamente alla figura del Patrono San Calogero sul monte Eurako, e alla capretta dovevano costituire sino ai giorni nostri, “l'arma, l'insegna della città di Termini”, magistralmente dipinta dal La Barbera nel lato corto del fregio, al di sopra della porta di accesso alla sala.
In particolare, quella figura espressa in fattezze e portamento donnesco, coronata di spighe e con cornucopia in mano, veniva identificata dal Solìto con la “dea Cerere tanto dall'antichi Termitani adornata, e celebrata, e per essere la detta città ornata del caricatore di frumento”; da lì il passo è breve: Cerere-cornucopia-Abbondanza. Abbondanza simbolo stesso di Pace allusa nel soffitto dall'emblema OPUS PACIS.
La rifondazione ideale di Termini, agli inizi del Seicento, avveniva dunque nel mito di Himera e sotto il segno indiscusso di Roma. Un recupero totale delle proprie origini in quegli anni veniva fondato a Palermo come a Termini sugli studi di antiquaria, un campo di interessi che prendeva avvio da accurate ricerche sulle fonti allora disponibili e casuali scoperte archeologiche, dovute alla sentita inclinazione della classe colta per le raccolte di antichità ed il collezionismo in genere.
La raffigurazione degli uomini illustri himeresi e termitani dell'antichità. “Dichiarati” da distici in latino, sono dipinti a “grisaille” sui lati lunghi del fregio.
Sul lato destro della sala, per chi entra, campeggia al centro la figura del grande Stesicoro curvo sotto il peso degli anni, libro alla mano sinistra, alla destra la lira da braccio, strumento all'antica per eccellenza, associato ad immagini di dei e poeti, la testa coronata d'alloro come voleva la tradizione.
Alle estremità angolari, separati ciascuno da due riquadri con storie attinenti la vita dell'illustre poeta, altre due glorie himeresi, i fratelli di Stesicoro: Mamertino, geometra, compasso in mano (ILLE EGO MAMERTINUS ERO, QUI CHARUS IN ORBE /STESICORI FRATER, QUIA GEOMETRA FUI), e Lionato o Elianacte, libro in mano (STESICORI FRATER LIONATUS DICTUS ET ALTER / SUDAVI, ATQ. ALSI LEGIBUS ORTUS EGO); di fronte, sul lato sinistro, agli angoli due famosi himeresi: Crison (CRISON PRAEPETBUS, CURSU, QUI NUBILIA PLANTIS, AEQUAVIT, TERRAS TANGERE VIX POTUIT), ed Ergotele (FREXTI THERMAE LAUDASTI PINDARE NOMEN / ERGOTELEM DICUNT, HIMERA ME GENUIT) affiancano l'immagine centrale di Stenio; gloria termitana, nobile e benemerito della città come attesta Cicerone, difensore della patria contro le insidie di Verre e gli intenti punitivi di Gneo Pompeo dopo la vittoria su Mario ed i suoi alleati, come narrano le quattro storie a lui dedicate.
L'immagine di Stenio in veste di guerriero viene così a fronteggiare quella di Stesicoro; la gloria di Himera e quella di Termini: URBES NON INTER TANTUM GENEROSA TROPHE(IS)/QUANTUM PRAEFULGENTES HIMERA STESICO(RO) viene esplicitamente segnato sotto la figura del poeta, e sotto l'altra di Stenio: URBES NON INTER TANTUM PRAECLARA TRIUMPHIS / ES, QUANTUM, THERME, SPLENDIDA TU STHENIO. Himera praefulgens per Stesicoro, Termini splendida per Stenio.
Il poeta, dunque fronteggia l'uomo d'armi, due uomini di scienza, Mamertino e Lionato, fronteggiano invece due uomini, Crison ed Ergotele, che vanno interpretati come simbolo dell'arte ginnica piuttosto che di quella militare.
In tal modo si configura anche a Termini la tematica comune alle cammere pictae, con il tradizionale ciclo degli Uomini famosi, il ricorso al testo scritto nella forma del titulus come parte integrante dell'iconograifia-tipo, il rimando alla coeva letteratura e di conseguenza l'intervento di letterati nella formulazione dei programmi, l'uso della tecnica della grisaille, quasi un implicito riferimento ai rilievi cavati da medaglie nell'ambito della cultura antiquaria.
Del resto il luogo stesso in cui gli affreschi restavano, appariva chiaro il fine morale della loro destinazione: “le immagini degli uomini illustri possono esortare alla virtù”. Nell'essere rappresentate come statue le immagini di questi uomini himeresi e termitani si configuravano come “insigna virtutum” e quindi come “exempla virtutum”.
Con il loro esempio, le loro gesta, essi potevano essere stimolo all'emulazione da parte di chi li guardava. Gli episodi della loro vita nei riquadri accanto alla loro effigie sono una esemplificazione visiva delle loro res gestae, così come i tituli sottostanti vogliono sottolineare “i mores, l'animus, dell'eroe”, le loro qualità.
I sei eroi del La Barbera nella sala del Magistrato, exempla virtutum come al Cambio di Perugia, a Siena, l'Aula Minor, si dispongono in due coppie di triadi. Analogamente agli Eroi della saletta fiorentina, Stesicoro poeta eroe della IUSTITIA indossa gli abiti civili, Stenio simbolo della MAGNANIMITAS è raffigurato come uomo d'arme; un'opposizione che traduce in immagine un binomio ben stabilito nella cultura latina, specie in Cicerone, di cui ricalca un verso famoso e indiscusso: “le armi e la toga, le due vesti in cui il cittadino può servire la patria”. In maniera parallela, al Cambio di Perugia, gli eroi di FORTITUDO e TEMPERANTIA sono rispettivamente armati e togati; “a questa opposizione si affianca quella simile che oppone armi e lettere, o più in generale vita attiva e vita dello spirito”.
Le due triadi termitane: Stesicoro (poesia) – Mamertino (scienza) – Lionato (legge,giustizia); Stenio (Magnanimitas) – Crison-Ergotele (ginnastica-fortitudo) confermano quindi che la decorazione intende svolgere il tema platonico dello Stato perfetto attraverso il diverso ruolo e il diverso temperamento degli individui che lo compongono. Inoltre, le figure di Crisone ed Ergotele da un lato, Stesicoro dall'altro, possono essere lette come rappresentazione della Ginnastica e della Musica, “le due attività che stanno alla base della pedagogia platonica, sia individuale che collettiva: la ginnastica educa il corpo e la musica l'anima, o meglio entrambe si rivolgono all'anima producendo la temperanza, equilibratrice delle opposte disposizioni spirituali”.
 
 
 

 
OSSERVAZIONE DEGLI AFFRESCHI
 

Entrando nella sala, l'osservazione degli affreschi inizia dalla parete frontale, dal Crocifisso ligneo (*) posto al di sopra del cartiglio che porta la data e la firma dell'autore “Vincentius Barbera In. P. Ter. 1610”.
Le «historie» e le raffigurazioni degli uomini illustri, con le rispettive inscrizioni latine, sono le seguenti:

1) Ercole e le ninfe

HUC HUC, SICELIDES, THERMAS, UBI NUMINE DIVAE / ALCIDEM NYNPHAE, TER- GERE MOSTRAI OPUS.
Sin dall'antichità ed ancora oggi Termini è nota per le sue acque termali. Così il Solito (I, p. 8) che riprende da fonti più antiche e dal Fazello in primis: «Volle Hercole andar girando tutta l'Isola dal lato orientale iesino all'occidentale di essa, e nel passare. dalla spiaggia termitana racconta Diodoro nel libro quarto che le ninfe, per comandamento della dea Minerva, gl'aprirono in questo nostro seno una bella vena, e limpida d'acqua calda; acciò che lui in quella potesse ristorare... onde quell'acque furono chiamate dall'antichi, Himeree ... ».

A) Mamertino
ILLE EGO MAMERTINUS ERO, QUI CLARUS, IN ORBE / STESICORI FRATER, QUIA GEOMETRA FUI.
2) Fondazione di Himera
QUINQUAGENA NOVENA SUPER NUMERANDAQ_ROMA / SEPTINGENA ORBIS, BINAQ LUSTRA FLUUNT / HIMERA GRAECORUM EUBAEA DUCTORE THEOCLE / CUM TE ZANCLAEI, CHALCIDICIQ STRUUNT.
3) Stesicoro bambino

DUM PHILOMELA, TUO PERMULCENS AETERA CANTU, / STESICORI ORE SEDES, PAECINIS OMNE DECUS.
V. Solito, cit., I, p. 23: «Si riferisce di lui [Stesicoro] che essendo fanciullo dentro della di lui bocca cantasse un'uccelletto per nome Rossignuolo, il cui canto è suauissimo, presagio chiarissimo della suavità, e bellezza delli di lui versj».

B) Stesicoro
URBES NON INTER TANTUM GENEROSA TROPHE(IS) / QUANTUM PRAEFULGENS HIMERA STESICO(RO).
4) Stesicoro in viaggio verso Corinto, catturato, viene portato da Fallari

STESICORUM CELEREM VECTABANT VELA A CHORINTHUM / HOSTIBUS AT VINCTUS CARPITUR AD PHALARIM.
V. Solito, ibidem: «Visse à tempi di Fallari tiranno di Girgenti, à cui fu carissimo, & in tanta stima per li suoi versi: che spesso distornava la mente del Tiranno da ferocissima crudeltà colla suavità di essi, instillando nella mente di esso sensi più miti e dolci»; ma cfr. pure V. Solito, cit., I, p. 14.

5) Il tempio votivo a Stesicoro

HIMEREOS PHALARIS CIVES HORTATUR AD UNGUEM, / STESICORO TEM­PLUM MAGNIFICUMQ. DICANT.
V. Solito, cit., I, p. 23: «Finalmente nell'anno della sua età ottantesimo quinto morì nella città di Catania; la quale celebrò il suo funerale con fabricarsi un sontuoso, e nobile sepolcro fuori della porta della città medesima, la quale si chiamò da lui Stesicorea; & adesso porta di Iati. Fallari sentì gran dolore della morte di Stesicoro e scrivendo a gl'Himeresi l'esortò à volerli fabricare un tempio, come à Dio, e che comandassero, s'incidessero in marmo li di lui versi per l'eterna memoria». Il testo presunto della lettera di Fallari agli Himeresi e riportato da A. Mongitore, Bibl. Sic., cit., II, p. 242.

C) Elionacte
STESICORI FRATER LIONATUS DICTUS ET ALTER / SUDAVI, ATQ ALSI LEGIBUS ORTUS EGO.
6) A seguito della distruzione di Himera, i superstiti si rifugiano a Termini
HIMERA DELETA: QUOS CIVES BELLI CALAMITAS RELIQUOS / FECERAT, II SE THERMIS COLLOCARANT / EX M.T. ACT. 3 LIB. 2INC. VER.
(**) Stemma di Termini.
7) Scipione l'Africano restituisce a Termini le statue, «insigniti» della città, rubate ad Himera
P. SCIP. BEL. PUN. III, CARTHAG. CEPIT. QUA INVICTA ET PAULO / HIMERA SUBLATA, THERMIT. SUNT REDDITA / EX EOD. CIC. ACT. V, LIB. 4.
D) Crisone
CRISON PRAEPETIBUS, CURSU, QUI NUBILIA PLANTIS / AEQUAVIT, TERRAS TANGERE VIX POTUIT.
8) La magnanimità di Stenio Termitano

IN ME, POMPEI, CRIMEN CONVERTE NOCENTEM, / INQUITTUM STHENIUS, MITTE, ROGO, INNOCUOS.
Nelle guerre civili, Termini si era schierata dalla parte di Mario, «onde Pompeio maggiormente adirato staua già in pensiero di destrudere la città, e far morire li cittadini di essa; se il Gran Stenio Cittadino termitano... postosi auanti alla presenza di Pompeio, con grande magnanimità non hauesse confessato, esser stato egli l'Autore della adherenza dei suòi co(n)cittadini alla parte di Mario; esser stato egli consigliere di tal fattione, e l'unica causa di essa; onde intrepidamente dimandaua la morte, purché restassero uiui i suoi cittadini in questo innoce(n)ti, e la sua Patria non destrutta; essendo lui solo il colpevole. Ammirò Pompeio il coraggio e la fedeltà di Stenio; e così gli piacque, & aggradi, che liberò, e Stenio, e tutti li cittadini dalla Morte; lo volle per amico: anzi volle esser hospite nella di lui casa, e prese sotto al suo gran patrocinio la città di Termini, esuoi cittadini» (V. Solito, I, cit., p. 65).

9) Stenio si oppone alla rapacità di Verre
DUM SUA LARGITUS VERRI MONUMENTA, NEGAVIT / URBIS AIT, SATIUS QUAM DARE, VELLE MORI.
E) Stenio termitano
URBES NON INTER TANTUM PRAECLARA TRIUMPHIS / ES QUANTUM, THERME, SPLENDIDA TU STHENIO.
10) Stenio viene accusato da Verre d'avere «corrotto le lettere e le scritture pubbliche»
INFENSUS STHENIO PRAETOR MOX AEDE MIGRAVIT / ATQ^REUM FECIT; ROMA SED ALMA FAVET. (in proposito cfr. V. Solito, cit., I, pp. 80-81).
11) Difeso da Cicerone, Stenio viene dichiarato innocente ed assolto dal Senato romano
PRO STHENIO SICULIS URBE) IAM TULLIUS ORIS / PANDIT REGREDIENS AENEA GESTA VIRI (cfr. ibidem, pp. 81-82).
F) Ergotele
FREXTI THERMAE LAUDASTI PINDARE NOMEN / ERGOTELEM DICUNT, HIMERAM GENUIT.
12) Spettacolo teatrale
COMICA GAUDEBAS, LUDIS, VARIISQ CHOREIS MUSA, TUO LAETIS PRINCIPE STESICORO.

Quest'ultima raffigurazione riveste importanza fondamentale per capire soprattutto come era strutturato nella Sicilia del Seicento l'apparato, alquanto effimero, di un teatro.
Le splendide e fedeli vedute di Termini — sia pure adorne di monumenti classici, con il castello sul monte Garofalo, la piazza principale con la bella fontana, il monte Eurako potrebbero far aprire tutto un capitolo sul La Barbera vedutista; un vedutista indubbiamente «ante litteram», specie per la Sicilia.

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Via Vincenzo La Barbera, 18 - 90018 Termini Imerese (PA)

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