Pro Loco Termini Imerese

Monte S. Calogero

Riserva naturale orientata del Monte San Calogero (1326 m.)

 

 

Come arrivare: da Palermo autostrada A19/E 90, uscita Termini Imerese, quindi imboccare la SS 285 fino a Caccamo, da qui si raggiunge la riserva attraverso una semi-sterrata che si inerpica sul monte.
 
Il monte San Calogero geologicamente è una grossa anticlinale (porzione di crosta terrestre piegata dalle forze tettoniche che la fanno emergere) che sprofonda in direzione E-SE. Più che un monte sarebbe più corretto chiamarlo "sistema montuoso del San Calogero": si presenta come un poderoso massiccio costituito da calcari e dolomie originatesi dal Mesozoico in poi, da strati silicei e dal cosiddetto flysh numidico (di natura sedimentaria).
La sua morfologia è varia e complessa, a tratti molto accidentata, con valloni profondi in cui si insedia la vegetazione naturale. Visto dall'alto, il monte a settentrione si affaccia sulla costa tirrenica, mentre a sud-ovest presenta due dorsali, una orientale e l'altra occidentale, separate dalla depressione del piano di Santa Maria. Il monte di aspetto accidentato è caratterizzato da numerosi rilievi. Nel corso dei secoli è stato interessato da forze terrestri che ne hanno fratturato l'unità: è, infatti, possibile distinguere i due grandi sistemi di faglia con andamento NNO-SSE e NE-NO. Questo ha comportato il ribassamento di alcuni settori rocciosi in direzione NO-NE. Il contrasto paesaggistico fra le parti sommitali, aspre e selvagge, e quelle a valle, che hanno una dolce morfologia collinare, è molto forte. Ad ovest l'erosione fluviale delle rocce calcaree ha comportato la formazione di imponenti gole, canaloni e forre, come per esempio i valloni Pernice e Tre Pietre, dagli alvei profondamente incassati lungo una discontinuità tettonica. Queste erosioni torrentizie hanno messo a nudo le stratificazioni rocciose di epoche diverse, consentendo ai geologi di risalire alle origini del monte.
Lo studio del carsismo sotterraneo ha messo in evidenza sulle pendici del monte un profondo ipogeo, che ancora non è stato studiato a causa della sua inaccessibilità. Una nota molto particolare è quella dell'emergenza di Poggio Balate: qui, dalle fenditure delle rocce, risalgono fluidi idrotermali ricchi di fluorite e baritina, che cristallizzano formando concrezioni minerali visibili e di grande interesse.

Flora

Il paesaggio, così vario ed accidentato dal punto di vista geomorfologico, presenta diversi tipi di ambienti naturali: quello rupestre, la boscaglia, la gariga e la prateria. Le difficili condizioni di vita dell'ambiente rupestre consentono l'insediamento a specie erbacee o cespugliose spesso endemiche a vari livelli: qui vivono il cavolo rupestre, l'euforbia di Bivona-Bernardi, la stellina di Sicilia, il litospermo a foglie di rosmarino, il garofano rupestre, la camomilla di Cupane, la bocca di leone siciliana, l'iberide rifiorente ed altre piante.
Una nota curiosa è data dalla presenza delle erbe cosiddette "spaccapietre", utilizzate per la cura dei calcoli renali (atamanta siciliana e cedracca comune). Nel versante di SE, al disopra degli oliveti, zone vallive accolgono modeste sugherete discontinue, con una vegetazione arbustiva che non è più quella espressiva di questo tipo di boschi: copioso risulta l'ampelodesma, chiaro indice di degrado dell'ecosistema. Su questo stesso versante si trova una fitta boscaglia costituita dal leccio che arriva a spingersi sulle pareti calcaree fin quasi ai piani di vetta. Tra gli arbusti più comuni si notano l'orniello, il carrubbazzo, la ginestra spinosa, il pungitopo e diverse specie lianose. A NO si trovano i rimboschimenti con pino d'Aleppo e latifoglie tipiche di questi luoghi. Nei pendii più dolci, dove il suolo è più profondo, s'insedia invece la roverella, ma in modeste formazioni.
Nelle accidentate aree semirupestri ecco grossi arbusti resistenti all'aridità ed alla luce accecante: i pulvini sferici di euforbia arborea, l'olivastro, l'assenzio arbustivo, il lentisco, il tè siciliano e il teucrio arbustivo. Tra i nuclei di bosco e gli arbusteti c'è la prateria che nelle zone pascolate presenta piante resistenti e provviste di forti spine, come la spina bianca e le eduli carciofo selvatico e onopordo maggiore. Sulle ampie pendici calcaree domina l'ampelodesma, mentre in alcuni tratti riprendono vigore l'olivello spinoso, il lentisco e la ginestra spinosa. Una buona fioritura primaverile di orchidee di varie specie punteggia i prati assolati: l'ofride gialla e la fior di vespa, l'orchidea aguzza, a farfalla e la screziata. Si trovano anche orchidi come la tridentata e quella di Branciforti. Ricca la presenza di insetti (coleotteri ed emitteri e variopinte farfalle).

Fauna

In questa riserva si è insediata un’avifauna molto interessante, nidificante ed installata sulle pareti più ripide del monte dove è possibile osservare l’aquila reale, la poiana ed il falco pellegrino. In primavera e in autunno, nelle zone più pianeggianti, accorrono numerosi uccelli di varie specie, alcuni dalle livree particolari come il rigogolo o le upupe. E’ possibile anche incontrare tracce dell’istrice e della volpe. Nella vegetazione arbustiva sta lo zigolo nero, un uccello stanziale. Fra i rettili si trovano quasi tutte le specie presenti in Sicilia. Infine un panorama bellissimo e spettacolare, che si potrà godere in vetta partendo dalle piste forestali e dalle mulattiere del versante sud.

La storia, il paesaggio e l'uomo

Il monte San Calogero si affaccia sul golfo di Termini Imerese e comprende anche i territori dei comuni di Caccamo e Sciara.
A proposito del suo nome sappiamo che il territorio montano che si estende tra Caccamo e Termini era frequentato da calogheri, eremiti che avevano scelto di vivere la loro santità nel silenzio e nella solitudine di quelle plaghe; questi anacoreti erano venerati e venivano visitati dagli abitanti del luogo: questa devozione diede origine al culto di San Calogero. Il tratto di costa su cui domina il monte è caratterizzato da un insediamento sparso di coltivazioni di piccola proprietà fondiaria che si è venuta a creare soprattutto negli anni Cinquanta, dopo la riforma agraria.
Foce dei fiumi Imera settentrionale, Torto e S. Leonardo, questo spazio fu molto frequentato nel passato da popolazioni che cercavano terre fertili e la possibilità di insediarsi nell'entroterra dove era più facile proteggersi, ma che, grazie alle vie fluviali, avrebbero avuto un continuo contatto con la costa, luogo deputato ai commerci. Da qui si dipartono, costruite sin da tempi remoti, le strade che collegano la costa settentrionale della Sicilia con quella meridionale, attraversandone il cuore. Resti di insediamenti importanti come il dolmen di Mura Pregne, nel settore nord-est della riserva, il sito archeologico di Himera e poi castelli, come quello di Brucato, torri di avvistamento,mulini,caricatori per il commercio del grano,ponti ed edifici religiosi sono testimonianze di quel fermento che il territorio ha via via perduto, dopo l'affermazione dell'economia feudale e la diffusione del latifondo, durata fino al XX sec..

 

Notizie tratte dal sito del Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali Regione Sicilia



 

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