Pro Loco Termini Imerese

Curiosità

Piccole Chiese con grande storia
(a cura di A. Bacino)
 
 
Eremo di San Calogero, “la chiesa più vicina al cielo”.
 
Quasi certamente nasce come eremo di un Religioso Calogero nel 300 d.C. sul monte anticamente chiamate “Euraco” - oggi San Calogero.
Sulla vetta, a 1326 m circa, sono visibili i resti della chiesa edificata nel luogo dell’antico eremitaggio di quello che poi divenne il Patrono della città, San Calogero.
Il santo predicatore del cristianesimo apparteneva all’ordine religioso dei “Calogeri” il quale, per sfuggire alle persecuzioni degli Imperatori romani Diocleziano e Massimiano, trovò rifugio nelle nostre campagne.
La chiesetta fu restaurata nell’Ottocento d.C. da San Teotista. Per secoli un lungo sentiero che dalla valle di Santa Maria conduce alla vetta del monte fu percorso dai pellegrini che si recavano alla chiesetta durante la festa del Patrono.
Le ultime notizie della chiesa si rinvengono negli atti dei Giurati, in riferimento all’anno 1790, quando viene dato incarico, con una lunga relazione di lavoro, al Capo Mastro delle Acque, Strade e Muraglie Mastro Diego La Cavera di effettuare dei lavori alle strutture. Dalla relazione si ricavano anche le misure della chiesa, degli Altari e della Sacrestia.
Oggi la chiesa è quasi scomparsa e sono visibili alcuni tratti delle pareti esterne in pietra che ne testimoniano ancora l’esistenza.

Resti della chiesetta fotografati nel 1990

Resti della chiesetta fotografati nel 1990


“L’Armuzzi Santi“
 
Fra le Epidemie che decimarono le popolazioni della nostra terra la più funesta fu quella del 1837, che causò la morte di circa 2000 Termitani. Nella nostra Anagrafe c'è ancora un volume dedicato, con i nomi di tutti i morti di Colera di quell’anno, il più illustre di quei morti fu il nostro Niccolò Palmeri.
Per impedire la diffusione dell'epidemia e per dare degna sepoltura a quei morti fu stabilito di adibire a cimitero un terreno fuori le mura della città, e precisamente nella contrada Bevuto/Rocca Rossa.
Per quasi un secolo tale cimitero fu “dimenticato” e solo un modesto segno indicava la tomba del Palmeri, che fu individuata dopo alcuni anni dalla tumulazione.
Nel 1920 un nostro concittadino, il Sacerdote  Salvatore Sperandeo, volle onorare i defunti sepolti in quel cimitero costruendovi una chiesetta dedicata alle “Anime Sante”.
Modestissimo lavoro artistico ma di notevole valore affettivo. Per alcuni decenni vi si officiavano le funzioni religiose in occasione della “Festa dei Morti”, ma questa tradizione cadde nell’oblio e la chiesetta fu abbandonata.

 

La chiesetta nei primi anni del 1900

La chiesetta nei primi anni del 1900



Chiesa di San Vincenzo Ferreri (annessa al Convento di San Domenico)
 
Interessante è la storia della chiesa e del Convento e che per quasi quattro secoli fu abitato dal ricco Ordine dei Domenicani.
Nei primi anni del 1400 San  Vincenzo Ferreri resuscitò il Padre Frà Giò di Pistoia il quale, per la Grazia ricevuta, fece voto di fondare 3 Conventi in Sicilia, il primo dei tre fu quello di Termini.
I Padri Domenicani, arrivati nel 1453, ebbero un ruolo di primo piano nell’espulsione degli Ebrei da Termini. La Chiesa, di cui ci resta ben poco tra cui un affresco staccato dalle pareti e oggi al museo civico e un bellissimo sarcofago alla chiesa del Monte, era ritenuta “Miracolosa”: la vista dello svettante ed altissimo campanile aveva il dono di far guarire gli ammalati dall’epidemia del 1500 che provocò tanti lutti in Sicilia. Solo la nostra città fu risparmiata dai lutti e tutti coloro, ammalati del “Morbo” che da altre città arrivavano nella nostra, alla vista del campanile miracolosamente guarivano.
Con le leggi soppressive, in seguito all’unità d’Italia, sia la chiesa che il convento vennero svenduti all’asta, la chiesa divenne prima sala della musica cittadina e poi palestra, oggi è rintracciabile tra i due tabaccai in piazza Umberto primo, il convento divenne Ufficio del registro e attualmente è Caserma della Guardia di Finanza, solo due colonne di marmo, riscoperte recentemente e una piccola porzione del chiostro ci ricordano il sacro edificio.
 

Antica stampa di Termini Imerese, la freccia indica il Campanile “miracoloso”

Antica stampa di Termini Imerese, la freccia indica il Campanile “miracoloso”


La Chiesa di San Francesco di Sales.
 
San Francesco di Sales fu Canonizzato il 19 Aprile 1655.
Nel Dicembre del 1664, tre Sacerdoti, Don Simone Marino, Don Filippo Macellino e Don Giuseppe Di Michele, fondarono la “Congregazione di San Francesco di Sales”. Tuttavia, non essendovi un luogo dove riunirsi, ritennero di dover costruire un luogo di culto che, a spese di Don Francesco Di Michele Barone di San Giuseppe e Secreto della città, fu eretto e la chiesa posta sotto titolo di San Francesco di Sales. La chiesa fu Benedetta il 15 Ottobre del 1668.
La prima Congregazione era formata prevalentemente dai Nobili della città. Per i fedeli di più basso rango si fondò una seconda Congregazione, che aveva sede presso la Parrocchia e, successivamente, anche alcune religiose vollero indossare l’abito delle Suore della Visitazione, congregazione fondata sempre da San Francesco. La prima donna che indossò tale abito, il 28 Gennaio 1673 a Termini, fu la Nobildonna Rosalia Bruno, che prese il nome di Suor Giovanna Francesca.
Tra il 1960 ed il '70, la Chiesa, ormai fatiscente, fu venduta ed al suo posto fu costruito uno dei primi palazzi della città, proprio di fronte al Boccone del Povero, in via Vittorio Amodeo.
 
 

Un'immagine di primi anni del 900 della chiesa di San Francesco di Sales in via Vittorio Amedeo.

Un'immagine di primi anni del 900 della chiesa di San Francesco di Sales in via Vittorio Amedeo.

 

Regia Cappella di San Ferdinando.
 
Nei registri della regia Parrocchia del nostro Castello erano trascritti tutti i nomi dei battezzati e dei defunti, i matrimoni, oltre alle funzioni religiose che vi si svolgevano.
Amministravano la Chiesa di San Ferdinando il Parroco Rettore e due Cappellani, uno per il Regio Castello e l’altro per il Bagno Penale. Il 31 Maggio 1860 fu registrato l’ultimo Battesimo.
Tra le clausole della resa dei Borbonici, redatto tra il Comandante del Castello e il Presidente del comitato rivoluzionario di Termini, Liborio Arrigo, si stabilì che al momento dell’imbarco della guarnigione per Napoli, le chiavi delle prigioni e del forte sarebbero state consegnate al Sacerdote Giuffrè, Parroco della Regia Cappella.
La chiesa, assieme al Castello, furono abbattuti. L’ultimo Parroco fu il Sacerdote La Cova. Da alcune stampe è possibile individuare l'ubicazione della chiesa entro le mura della fortezza.



 

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